le nostre storie

LE NOSTRE STORIE

Alcune storie raccolte in carico alla task force MOIGE,
in coordinamento con le docenti e i genitori

le nostre storie

CASO #1

Mentre una delle nostre psicologhe teneva l’intervento formativo in aula, due ragazze sono scoppiate a piangere. La seconda psicologa le ha accompagnate sul camper per un supporto evidenziando che, in entrambi i casi, l’intervento in aula ha scatenato in loro il ricordo delle violenze subite che sono state finalmente confessate dalle ragazze.
Oltre al nostro supporto, sono state messe in contatto con la docente responsabile dello sportello di ascolto della scuola.

CASO #2

Un ragazzo ha portato un suo compagno sul camper per “fare pace” gli ha confessato che le sue prese in giro in realtà lo ferivano molto. Il compagno ha preso consapevolezza delle sue azioni e ha chiesto scusa ammettendo di non aver compreso che le sue parole lo ferissero così tanto. L’incontro si è concluso con un abbraccio fra i due ragazzi.

CASO #3

Durante una sessione formativa un ragazzo ha trovato il coraggio di manifestare il suo disagio relazionale confessando che durante la ricreazione rimane da solo perchè non riesce a relazionarsi con nessuno. Le psicologhe lo hanno fatto parlare pubblicamente per presentarsi ai compagni e alla fine dell’intervento alcuni coetanei lo hanno accolto all’interno del gruppetto.

CASO #4

Una ragazza ha raccontato davanti a tutti di essere stata vittima di bullismo alle elementari, sia verbale sia fisico. Aveva trovato il coraggio di parlarne ai genitori e adesso ne stava uscendo grazie ad un sostegno continuativo.

CASO #5

Tre alunni hanno raccontato che sul pullman della scuola i ragazzi più grandi bullizzano i più piccoli non permettendogli di sedersi e rivolgendogli insulti e spinte. Una delle docenti presenti in aula si è proposta di aiutarli, fornendo il numero di telefono e dando la disponibilità per intervenire sulla vicenda.

CASO #6

Un bambino si è recato al camper piangendo dicendo di essere solo e non aver nessuno con cui parlare. È stata coinvolta la professoressa che si è impegnata a creare incontri di mediazione con la classe.

CASO #7

Una ragazza viene ripetutamente prese in giro dalle elementari, le offese, che riguardano la sua forma fisica, proseguono adesso alle medie. La ragazza anche se non è realmente sovrappeso, si è convinta di essere grassa e ha cominciato ad allenarsi. Si è rivolta ai genitori che purtroppo non hanno compreso la gravità della situazione sminuendo il caso. La psicologa ha messo in contatto la ragazza con la docente referente del bullismo a scuola per attivare un intervento.

CASO #8

Due ragazzi in classe vengono presi in giro con insulti e minacce, non volevano parlare alla docente per paura di ritorsioni. La psicologa ha chiamato la docente sul camper e hanno dialogato con i ragazzi prendendosi in carico la situazione e impegnandosi a parlarle anche con il corpo docenti.

CASO #9

Una ragazza è stata convinta dal suo ragazzo ad inviargli una foto intima. Lui l’ha diffusa fra i suoi amici. Lei ha paura e si vergogna all’idea che la mamma possa venire a conoscenza dell’accaduto e non sapeva con chi parlarne. Durante il colloquio con la psicologa è emerso che la ragazza ha una sorella maggiore di cui si fida molto. La ragazza si è convinta a confidarsi con lei in modo da raccontare insieme l’accaduto alla mamma.

CASO #10

Una ragazza ha raccontato la sua storia alla psicologa confessando di essere bullizzata. Dopo il colloquio la ragazza si è convinta ad effettuare un confronto con la bulla che è stata invitata a raggiungere il camper per un chiarimento. La bulla è scoppiata a piangere confessando le sue fragilità e ammettendo che le sue azioni dipendevano dalla paura che la ragazza la prendesse in giro.